LA CAMPAGNA SPIEGATA ALLA RADIO

Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

“Liberi di non credere” trasmissione radiofonica gestita dall’UAAR in onda su Radio Città Aperta 89.9 MHz Roma

Tredicesima puntata – anno secondo, 06 maggio 2012. In studio Cinzia Visciano e Sergio D’Afflitto del Circolo UAAR di Roma. Tema della puntata: “La Consulta di Bioetica”. In collegamento telefonico il dott. Maurizio Balistreri e il dott. Simone Pollo, coordinatori della sezione di Roma della Consulta. Durata 35′

ASCOLTA L’INTERVISTA

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Radio Radicale ora è anche tv!

Radio Radicale, 22 ottobre 2011 – 13:42 – Di Monica Soldano
Maurizio Balistreri, filosofo e componente del Comitato di bioetica della Asl Torino 2, rende noto il parere unanime negativo del Comitato stesso contro l’affissione dei manifesti pro life negli ambulatori della Asl perchè illeciti moralmente…
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5 commenti

  1. Grazie per aver dato rilievo ai miei interventi. Non ci speravo. Va precisato che essi sono stati pubblicati nella rubrica “bioethics and the city” che tengo settimanalmente sul magazine on line YOUTOPIC (www.youtopic.it). Il taglio dei miei interventi è stato concordato con la redazione e adattato al taglio editoriale generale del magazine e al target di riferimento: perciò si è scelto uno stile graffiante, incisivo e “gossipparo” per rendere più fluida la lettura di argomenti importanti ma ostici. Giuro che, in altre occasioni e sedi (convegni, “Bioetica/Rivista Interdisciplinare”, “Notizie di Politeia”) i miei toni sono più pacati e neutri. Altri interventi relativi alla questione dell’obiezione di coscienza sono rinvenibili sul magazine. sul mio diario fb e su quello della Consulta di Bioetica Campana. Grazie ancora: in Campania si sta verificando qualcosa di enorme che va denunciato all’opinione pubblica nazionale. E contrastato in ogni modo. La Campania risponderà entusiasticamente alla campagna. Per “NON LASCIARLA SOLA”!

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  2. Come Formigoni infonde l’anima per legge
    E come Caldoro vorrebbe scimmiottarlo

    mercoledì 2 maggio 2012 | Letto 283 volte | Scritto da Piero Di Blasio

    Questa grottesca storia del seppellimento dei “Prodotti del Concepimento” è talmente raccapricciante sotto il profilo etico, giuridico, umanitario e logico da suscitare, in qualsiasi essere raziocinante, nient’altro che conati di vomito. Non avrei voluto più ritornare sull’argomento che, più che alla bioetica, attiene a certa biopolitica arrogante e integralista. Senonchè, la settimana scorsa, il professor Maurizio Mori, presidente della Consulta di Bioetica onlus, mi ha sollecitato “uno studio serio” del problema; così ho cominciato a documentarmi su quanto avviene in varie parti del mondo, presso diverse culture e religioni. Ho scoperto molte cose interessanti e, fra queste, non posso fare a meno di raccontarti, caro lettore, la telenovela made in Lombardia. Sostanzialmente per due ragioni. Primo perchè la delibera Caldoro, pur se in maniera apparentemente più blanda, si rifà a quella di Formigoni; secondo perchè, essendo la legge lombarda vecchia di cinque anni, è possibile analizzarla per metterne in evidenza le disastrose conseguenze e cercare di arginarle qui in Campania.

    Formigoni, in sostanza, con la delibera regionale del 31.1.2007 votata all’unanimità e che modifica il regolamento regionale 9 novembre 2004, n.6 (Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali), introduce due princìpi. Uno, sostanzialmente desunto dalla legge nazionale (D.P.R. 10/09/1990 n. 285), prevede la POSSIBILITÀ di seppellire i prodotti del concepimento “su richiesta degli interessati”; il secondo ne sancisce l’OBBLIGATORIETÀ, anche in caso di mancata richiesta di sepoltura, nel qual caso “si provvede in analogia a quanto disposto per le parti anatomiche riconoscibili”. Alla sepoltura, in altri termini. La “sepoltura d’ufficio” dell’embrione/feto è a carico della regione, attraverso la ASL e avviene in fosse comuni (il richiamo al genocidio è evidente!); in attesa dell’inumazione, i “prodotti del concepimento” vengono conservati in frigorifero non si sa bene se in contenitori individuali o collettivi.

    C’è perfino l’”americanata” che, ogni primo venerdì del mese, viene perpetrata nel cimitero comunale di Cremona, dove vengono celebrati i pietosi riti funebri collettivi degli embrioni/feti “abbandonati dalle famiglie”, grazie a un tempestivo accordo stipulato da Comune, ASL e un’associazione cattolica, “Difendere la vita con Maria”, che ha sede a Novara (sic!). Durante la commovente cerimonia, cui prendono parte anche esponenti politici cittadini e provinciali, al suono struggente di un violino, secondo quanto riporta il locale quotidiano on line “il Vascello”, “Dopo la recita del rosario durante il funerale e dopo la benedizione delle bare, la cerimonia religiosa si è conclusa con la preghiera di ’Consacrazione a Maria in difesa della Vita’ che termina affermando testualmente: ‘Siamo consapevoli che la vita è costantemente al centro di una grande lotta. Il maligno, omicida fin dall’inizio, attenta continuamente alla vita dell’uomo e della umanità. A Te è affidato il compito di difenderci dal dragone infernale fino al giorno in cui il frutto benedetto del tuo seno riporterà vittoria definitiva. Accogli, dunque, o Maria, la nostra consacrazione , il nostro amore e il nostro impegno perché con Te possiamo efficacemente lavorare nella promozione e nella difesa della vita’”. Lo stesso giornale riporta anche la foto che ho scelto questa settimana (© Attilio Leoni, vascellocr.it) commentandola così: “ cinque piccole bare di materiale biodegradabile (scatole di cartone) sormontate da un mazzetto di fiori, tulipani bianchi e mughetti”.

    Occorrono commenti a tanto raccapriccio? A tanta malafede?

    Le istituzioni coinvolte operano una voluta mistificazione gettando in un unico calderone/contenitore-ospedaliero eventi fra loro molto diversi (aborto spontaneo e aborto volontario); embrioni, feti, grandi prematuri e nati morti o deceduti dopo la nascita. Violano il principio di autodeterminazione della madre con un “funerale coatto”; le sue convinzioni etico-religiose (un terzo delle IVG, nel 2008, ha riguardato cittadine straniere) con un “funerale coatto di rito cattolico” (al riguardo è intervenuto anche il Difensore Civico della Regione Lombardia). Introducono ulteriore burocrazia (e la burocrazia ha un costo materiale ma, soprattutto, immateriale) nei carichi di lavoro già insostenibili degli operatori sanitari, con conseguente “istigazione” all’obiezione di coscienza; nelle vite già sconquassate delle donne che vivono il dramma dell’aborto, spontaneo o volontario che sia. Spreco di denaro e di risorse umane e strumentali (il signor Luca Ernesto Merlino, sul blog di Marco Cappato, racconta l’esperienza allucinante vissuta da lui e dalla sua compagna presso l’ospedale San Matteo: “…entra una giovane infermiera con un foglio e lì crediamo che le dimissioni sono vicine. E invece no… O fate il funerale del feto con un preventivo di 3000 euro oppure il feto viene trattenuto e come poi ci viene spiegato che lo stesso verrà seppellito in una fossa comune. Tutto questo a fronte di una legge regionale del 2004. L’impatto di questa proposta è stato devastante…” E ci credo!).

    Cinque anni di “funerale coatto degli embrioni” in Lombardia hanno prodotto questi ed altri guasti; la Campania, da poco più di un mese, si è dotata di una legge simile, almeno negli intenti. C’è da prevedere che anche da noi essa verrà interpretata in maniera più o meno “creativa” ad opera dei diversi soggetti coinvolti. E c’è da prevedere che anche da noi si toccherà, in qualche caso, l’apice del grottesco.

    Buonsenso vorrebbe che dessimo ascolto alle parole illuminate del rabbino statunitense (paese in cui i pro-lifers stanno conducendo un analogo percorso che ha condotto alla promulgazione di leggi simili in nove dei cinquantuno stati federali) Dr. Ron Wolfson: “The Conservative Movement has attempted to address the spiritual needs of parents who suffer neonatal loss, despite the lack of traditional mourning practices for neonatal deaths”. Appunto: si tratta di un’operazione di parte che non trova fondamento nella tradizione; e la riprova è tutta nell’apparente silenzio delle gerarchie cattoliche sull’argomento.

    L’intento è chiaro. Ed è tutto contenuto in un laconico commento de “il Foglio” del 2 febbraio 2007: “Cosi è più difficile: rivendicare la libertà diventa lugubre, l’autodeterminazione delle donne diventa gelida e funesta, e l’aborto ritorna a essere quello che è: una immensa, cimiteriale conquista sociale”.

    Come volevasi dimostrare…

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  3. A Pasqua il funerale ci sta.Quello degli embrioni
    Ma senza risurrezione della carne…

    domenica 8 aprile 2012 | Letto 260 volte | Scritto da Piero Di Blasio

    I livelli di impazzimento dei bioconservatori (che non sono necessariamente di destra, visto che nella stessa schizofrenia si è ritrovato il “democratico” sindaco di Firenze -stesso déjà vu occhio di trota!-) stanno imponendo al Paese un tour de force bioetico francamente insostenibile anche per noi addetti ai lavori. Figuriamoci per quella mia carissima e stimatissima amica, casalinga a Voghera!

    Inizia Renzi, a metà marzo, con il cimitero dedicato ai feti (a onor del vero preceduto dalla lungimirante Caserta in perenne odore di camorra: il racket del “caro estinto” va incrementato estendendolo ai feti!); prosegue la solita Binetti (newsletter n° 55 di marzo di “scienza e vita”) con la difesa “bi-partisan” ( i soliti quattro gatti che ancora pretendono di essere rappresentativi del Paese, con un sistema elettorale che non li elegge bensì li nomina) del diritto all’obiezione di coscienza; poi gli embrioni crio-congelati che si scongelano “a comando”, guarda caso nel bel mezzo del solito casino mediatico, presso il cattolicissimo San Filippo di Roma (si vede bene come tengono i cattolici alla “vita” dell’embrione; il magistrato ha già dichiarato che, al massimo, si potrà invocare una responsabilità civile, con un semplice risarcimento economico del danno: PAZZESCO!); ci si mettono anche Caldoro & Co con la loro delibera regionale n° 108 del 20 marzo.

    La bioetica fa rumore. E più rumore facciamo, meno ci accorgiamo dei problemi reali. Se De Magistris affronta temi “comunisti” come le coppie di fatto e i testamenti biologici, noi della Regione, che siamo “s-fascisti” e “opus-deisti”, dobbiamo rispondere per le rime: pretendendo che i Comuni apprestino “cimiteri per feti” e che le ASL forniscano adeguate informazioni ai “genitori”.

    Niente da obiettare, per il bioeticista: apparentemente. Sotto il profilo giuridico, il Dpr 285/90, da ben 22 anni, riconosce tale diritto: ma a chi? Sotto il profilo morale, la discussione è a un punto morto: l’embrione è persona? Molti autorevoli filosofi e molti autorevoli medici e biologi ritengono di no. E sembrerebbe che anche la 194 sia su questa lunghezza d’onda.

    Qui risiede il problema: la 194/78 nega, nei fatti, lo status di persona all’embrione. E perciò, se dobbiamo sostenere che uno spermatozoo che ha appena incontrato un ovulo sia una “persona potenziale”, automaticamente, quella legge va osteggiata e, possibilmente, invalidata. Se non in ambito giuridico (mission impossible!), quantomeno in ambito pratico: gli obiettori di coscienza rappresentano la triste prassi. “A stare dietro alle statistiche ufficiali in Campania, e soprattutto a Napoli, gli aborti procurati nelle strutture sanitarie pubbliche sfiorano lo zero grazie anche alla diffusa obiezione di coscienza dei medici” ( Valeria Chianese, l’Avvenire, quotidiano dei vescovi, 27 marzo).

    “GRAZIE”?

    “Una condizione quindi che rallegrerebbe e lascerebbe spazio alla speranza di una presa di responsabilità in favore della vita nascente se non fosse per il fatto che a Napoli e in Campania gli aborti clandestini continuano a persistere, ed in numero consistente, specie tra le donne immigrate e le minorenni italiane. Mentre gli studi privati e le cliniche, di cui la Campania ha il primato per numero di strutture, sfuggono ai dati.” “Restano ancora molto limitati il sostegno alle famiglie e l’accompagnamento alle donne incinte e alle mamme in difficoltà o a rischio. Così, se la Campania è la regione più giovane d’Italia, è anche quella con il maggior numero di bambini poveri e dove l’aspettativa di vita alla nascita è la più bassa”. Sempre Valeria Chianese, l’Avvenire: ci è o ci fa?

    Già in queste analisi, di matrice cattolica, si evince quanto sia strumentale e demagogica la delibera regionale di Caldoro. Si può aggiungere che essa è inutile e ridondante, dal momento che la fattispecie è regolamentata dalla legge 285/90: dopo 22 anni, Caldoro ha sentito il bisogno di emanare regolamenti attuativi, per altro privi di qualsiasi legittimazione giuridica? E una delibera di giunta può rappresentare lo strumento per soddisfare l’esigenza (di chi?)? Qualcuno ha argutamente e ironicamente argomentato che in Campania non ci sono gli spazi fisici per dare “giusta sepoltura”/opera di misericordia ai “vivi che non lo sono più”: e tutto assume il sapore del grottesco. Come solo a Napoli è possibile!

    Qualsiasi mente raziocinante è in grado di cogliere la schizofrenia dell’operazione “funerale del feto” di Caldoro: mentre la Sanità Pubblica, nella nostra regione, ha toccato il fondo, il punto di non ritorno -dopo due anni di commissariamento ad opera dello stesso Caldoro, degnamente e zelantemente coadiuvato dal suo assessore-ombra, il solito, tristemente famoso opusdeista Raffaele Calabrò, proprio quello del DdL sul testamento biologico: “eppure ritornano”- ; mentre gli analisti la danno per malata terminale: mentre i cittadini scontano ogni sorta di disagio, compresa la “mobilità passiva” verso altre regioni; mentre il governo regionale si appresta a “elargire” ai soliti amici degli amici convenzionamenti giudicati dallo stesso governo Monti “anticostituzionali”, ebbene, la giunta Caldoro, mossa da improvvisa “pietas” verso gli embrioni abortiti, vuole risolvere quello che è sicuramente IL problema centrale della Sanità Pubblica campana.

    Caldoro interpreta male, anzi in maniera faziosamente arbitraria, tanto il da lui citato parere del CNB (che -per inciso- è talmente stucchevolmente fazioso da valere, nel nostro Paese, meno del due di picche) del 1996 (che si riferisce esclusivamente ai diritti bioetici dell’embrione VIVENTE, frutto della fecondazione artificiale, e non certo a quello triturato dall’aspirazione che subisce nel corso dell’aspirazione dell’aborto terapeutico) quanto l’articolo 7, comma 3 della legge 285 del 1990 che si riferisce, invece, ESCLUSIVAMENTE ai feti risultanti da aborti spontanei. Nei fatti, con questa delibera demagogica e sessista, maschilista fino all’inverosimile -grottesca fino a suscitare il vomito-, Caldoro vuole solo restituire alle donne che si sottopongono ad interruzione VOLONTARIA (e “terapeutica”) della gravidanza, una provetta ricolma di un grumo di sangue e cellule triturate e maciullate, a perenne “memento” del castigo divino che si sono attirate. E, magari, risparmiare qualche euro micragnoso per le spese dello smaltimento così come previsto dalla 194: è così che si rispetta il piano di stabilità in Campania?

    Caldoro in Campania, Renzi a Firenze; Caserta, Roma e le poche altre amministrazioni locali che hanno adottato provvedimenti simili hanno commesso un grave peccato di presunzione. Hanno abusato del loro ufficio e del loro ruolo istituzionale, interpretando a proprio uso e consumo una normativa statale che è, invece, chiarissima e inequivocabile. In senso diametralmente opposto, per alto! Andrebbero seppelliti -loro sì- sotto una valanga di sberleffi. Se non fosse che, nella fattispecie, c’è poco da ridere e che la posta in gioco è veramente elevatissima e riguarda precipuamente la dignità e il rispetto della persona che perviene a un sicuramente meditato e sofferto percorso di interruzione volontaria della gravidanza.

    Perchè io non venga tacciato di essere fazioso, dopo aver riportato le parole de “l’Avvenire”, vorrei concludere con quelle del cattolicissimo direttore del quotidiano regionale, “il Mattino”: “ La delibera della giunta regionale non è neutra e rappresenta una evidente scelta di mettere l’accento sulla difesa della vita. Ne è chiara dimostrazione la citazione di un documento del Comitato di Bioetica sul riconoscimento della dignità del feto come essere umano. È una scelta del tutto legittima, ma altrettanto opinabile. Capisco perciò la polemica che si è aperta dopo l’anteprima che il Mattino ha dato sui cosiddetti cimiteri dei feti, sulla prima pagina di sabato scorso. ?Pur da cattolico, ho profondo rispetto per le scelte che attengono alla sfera della bioetica e non vorrei che qualcuno premesse sulla mia coscienza per ricordarmi se un comportamento è più “giusto” di un altro. E in questo caso è fin troppo facile ricordare che a volte le interruzioni di gravidanza nascono da traumi subiti dalle potenziali madri. Perché acuire la ferita, sottolineando la perdita o il dramma che le donne hanno vissuto sulla propria pelle?”.

    Sembrerebbe che non tutti i cattolici, anche quando sono invischiati con la politica, siano miopi… Noi laici, spero di averlo fatto, siamo in grado di addurre argomenti maggiormente razionali…

    Di quante paia di occhiali abbiamo ancora bisogno, io e te che mi leggi?

    Piero Di Blasio, Consulta di Bioetica, Sezione Campana

    peterdibi@libero.it

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  4. Fare appello alla coscienza è sempre giustificabile?
    L’obiezione di coscienza sta svuotando di contenuti la legge e deve essere riformata.

    lunedì 21 maggio 2012 | Letto 14 volte | Scritto da Piero Di Blasio

    Occasione da non perdere, domani 22 maggio, a Roma, per il convegno organizzato da AIED, Associazione per l’Educazione Demografica, e Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, in Piazza della Minerva. Il convegno dedicato all’”Obiezione di Coscienza in Italia”, vedrà riuniti a confronto autorevoli scienziati, magistrati, filosofi, medici e politici italiani per fare il punto sull’argomento e valutare le “Proposte giuridiche a garanzia della piena applicazione della legge 194 sull’aborto”: Emma Bonino, Eugenio Lecaldano, Carlo Flamigni, Piergiorgio Donatelli, fra gli altri. I signori ricordino di indossare giacca e cravatta! Info: http://www.aied.it.

    Parte così un’ampia riflessione sul problema che sta assumendo toni sempre più drammatici e che vede coagularsi attorno all’iniziativa promossa dalla Consulta di Bioetica onlus manifestazioni previste nelle principali città italiane, “Il Buon Medico Non Obietta”, contro l’obiezione di coscienza in sanità. La campagna verrà presentata a Firenze il sei giugno con lo slogan “non lasciarla sola” e coinvolgerà diverse istituzioni e associazioni in tutta Italia; il Comune di Napoli, attraverso il patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità, farà la sua parte.

    Perchè in Campania e soprattutto a Napoli il problema si pone in termini sempre più drammatici. A partire dai livelli inquietanti raggiunti dal fenomeno-obiettori: nel 2007, fonte CGIL, l’83% dei ginecologi e il 77% degli anestesisti aveva optato per l’obiezione di coscienza; circa un terzo delle undicimila IVG avveniva nelle strutture private, difficilmente controllabili (dato 2008 del Ministero che ammette anche l’incompletezza dei dati); persiste diffusamente il ricorso all’aborto clandestino (stime ministeriali parlano di quindicimila nel 2008, “quasi tutti localizzati al Sud”). L’andamento della progressione della percentuale dei medici obiettori, vede un aumento del 13 per cento dal 2005 al 2008. Impossibile pensare che il fenomeno sia dovuto esclusivamente a “problemi di coscienza”; è più logico, invece, ritenere che l’aumento esponenziale sia legato piuttosto a fenomeni contingenti (aumento insopportabile del carico/stress per i non obiettori, loro stigmatizzazione sociale e professionale, veri e propri fenomeni di mobbing, ostacoli di ogni genere frapposti dai pro-lifers,…). Non si può, inoltre, non tener conto dell’enorme giro di denari che ruota attorno all’IVG (mie stime molto per difetto -mancano dati ufficiali- portano a un business di almeno quindici milioni all’anno) e degli appetiti che suscita, specialmente nelle strutture convenzionate.

    Per questo risulta difficile credere agli intenti meramente umanitari di quei governatori (Formigoni e Caldoro) che hanno emanato norme in favore del seppellimento/funerale dei “prodotti del concepimento”. In Campania, poi, la norma è indirizzata esclusivamente alle strutture pubbliche, istituendo di fatto un doppio binario burocratico pubblico/privato per l’IVG. Il tutto mentre Santa Lucia si appresta a ridisegnare la mappa del convenzionamento privato (termini per le domande scaduti il 1° di aprile, 10 giorni soltanto dopo l’emanazione del provvedimento sul funerale dei feti).

    Una lunga consuetudine lasciata incancrenire, innegabili interessi ideologici e monetari, un lassismo incomprensibile nei confronti dei soliti “lavativi” hanno trasformato l’eccezione (l’obiezione di coscienza è un’eccezione alla legge) in una regola. Per altro dalle dimensioni che non è dato rinvenire negli unici altri due casi in cui essa è prevista: Procreazione Medicalmente Assistita e Sperimentazione sugli Animali. Il risultato è quello tratteggiato su “l’Avvenire”, influente quotidiano dei vescovi, da Valeria Chianese il 27 marzo 2012 “ A stare dietro alle statistiche ufficiali in Campania, e soprattutto a Napoli, gli aborti procurati nelle strutture sanitarie pubbliche sfiorano lo zero grazie anche alla diffusa obiezione di coscienza dei medici”. Inutile dire che l’obiezione di coscienza, istituto assolutamente anacronistico a trent’anni e passa dall’emanazione della 194, si pone in netta opposizione al sacrosanto diritto all’autodeterminazione della donna e all’autonomia del medico non obiettore; introduce, inoltre, forti elementi di discriminazione fra il medico che lavora nel pubblico e quello che lavora nel privato.

    Per tutte queste ragioni essa va rivista e regolamentata meglio: per esempio introducendo nel pubblico “quote” per i non obiettori e/o un sistema premiale di incentivazioni…

    I tempi sembrano maturi e i prossimi giorni dovranno essere in grado di creare un ampio movimento di opinione capace di incidere sulle scelte del legislatore; per questo, in quanto responsabile per la Campania della Consulta di Bioetica che promuove l’iniziativa, sento di voler rivolgere un appello accorato alle cittadine e ai cittadini, alle istituzioni locali e alle associazioni che agiscono sul territorio ad aderire all’iniziativa. “non lasciarla sola”!

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