LA CONSULTA DI NAPOLI INFORMA (1)

Caldoro ai funerali della sanità pubblica in Campania.

Dal funerale dei feti a quello dell’intera sanità pubblica il passo è breve.

di Piero Di Blasio- Consulta di Bioetica, Sezione Campana

È necessario, a questo punto, soppesare attentamente altri ordini di considerazioni in relazione all’infelice delibera di giunta regionale in materia di “LINEE DI INDIRIZZO SULLA SEPOLTURA DEI PRODOTTI DEL CONCEPIMENTO”, approvata all’unanimità il 20 marzo e tempestivamente pubblicata sul BURC appena due giorni dopo.Tale delibera, lo abbiamo visto nelle settimane scorse, rappresenta un violento attacco sferrato contro la 194 e ai danni ulteriori delle donne che decidano di ricorrere all’Interruzione Volontaria della Gravidanza (IVG). Fin qui niente (per modo di dire) da obiettare se, in seno alla Regione Campania, i movimenti pro-life detengono la maggioranza. Ho già evidenziato l’inconsistenza etica e giuridica (in altri termini, bioetica) del provvedimento. Che dobbiamo, adesso, analizzare nel merito.

Un primo, lampante “tratto di originalità” del funerale dei feti concepito da Caldoro, rispetto al funerale contemplato da altre amministrazioni locali in diverse parti di Italia, consiste nel fatto che, a Santa Lucia, non ci si limita ad individuare aree funerarie da destinare al macabro rito. Caldoro & Soci risalgono a monte del problema obbligando “i Direttori Generali delle AA.SS.LL., delle Aziende Ospedaliere, anche Universitarie, nonché degli I.R.C.C.S., anche avvalendosi dei Comitati Etici aziendali,” ad adottare ”le misure organizzative necessarie a garantire che tutte le strutture coinvolte nel processo di interruzione della gravidanza (Unità Operative Materno Infantile, Unità Operative di Ostetricia e Ginecologia, Consultori Familiari) forniscano formali e puntuali informazioni ai genitori evidenziando loro che, su loro richiesta, possono essere raccolti nel cimitero i prodotti del concepimento di presunta età inferiore a 20 settimane”.

Come si vede, si intende colpire e penalizzare ulteriormente ed esclusivamente l’IVG praticata nelle STRUTTURE PUBBLICHE (nessun riferimento, infatti, alle strutture private convenzionate, secondo tratto distintivo e, direi, anticostituzionale), gettando ulteriore discredito sugli operatori sanitari non-obiettori e sospingendoli pesantemente verso la sponda del quieto vivere dell’obiezione forzata.Appare, infatti, evidente che la delibera intenda colpevolizzare e discriminare i pochi operatori sanitari non-obiettori: si insinua, nella delibera, l’immagine dell’”abortista/macellaio”, accusato di fatto di violare le regole del consenso informato, disposto a ignorare allegramente “che una corretta applicazione, da parte delle Aziende Sanitarie regionali, dell’informazione preventiva nei confronti degli aventi diritto da sottoporre ad intervento di interruzione della gravidanza rende qualsiasi decisione più rispettosa della dignità della persona, oltre che meno traumatica qualora l’informazione è fornita con idonee modalità relazionali”.

Se si richiede ai Direttori Generali di approntare procedure esplicite (terzo tratto distintivo), in caso di IVG, per informare “i genitori” (sic!) della possibilità di seppellire “i prodotti del concepimento”, oltre a operare una lettura illegittima della normativa vigente, 1) si assume implicitamente che il medico contravvenga sistematicamente all’obbligo di fornire un’informazione adeguata; 2) si attua un’indebita ingerenza, pretendendo di normare la fase sostanziale e ogni volta unica della costituzione dell’alleanza terapeutica, l’informazione al paziente, che deve essere modulata di volta in volta in relazione alle caratteristiche psico-socio-relazionali del cittadino e che, dunque, non può essere inquadrata in rigidi protocolli ma lasciata alla sensibilità e alla professionalità dell’operatore sanitario; 3) si costringe ulteriormente nell’angolo, oberandolo di ulteriori obblighi etico-legali che non gli competono (quarto tratto distintivo), l’operatore non obiettore, rafforzando il clima di sospetto, di disistima, di stigmatizzazione sociale, di auto-colpevolezza che spinge tanti a gettare la spugna e a scegliere la strada più comoda dell’obiezione.

Anche così si demolisce la 194. Che, in Campania, è unanimamente considerata disattesa.Basta dare un’occhiata all’ultima relazione ministeriale sull’IVG (agosto 2010, dati definitivi 2008), in cui il ministro Fazio interpreta i dati statistici in maniera quanto meno superficiale (“per il 2008-2009 si sono rilevati alcuni problemi nella completezza del flusso dei modelli D12 in alcune regioni (Abruzzo, Campania, Sicilia e Sardegna)”; “ancora una volta va sottolineata la costante diminuzione dell’IVG nel nostro Paese”; “Il tasso di abortività… con valori tra i più bassi di quanto è possibile osservare nel confronto con gli altri paesi industrializzati”…) per rendersi conto della drammatica situazione in Campania. Appare, infatti, evidente che l’interpretazione dei dati ufficiali non tiene conto a sufficienza di fenomeni fra loro correlati come gli aborti clandestini (“la stima, pari a 15?000 aborti clandestini, la maggior parte dei quali si riferiscono all’Italia Meridionale”) e l’obiezione di coscienza (“Nel 2008 si evince un ulteriore aumento generale dell’obiezione di coscienza già presente negli  ultimi anni.

A livello nazionale, per i ginecologi si passa dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007 e al 71.5% del 2008; per gli anestesisti, nello stesso intervallo temporale, dal 45.7% al 52.6%; per il personale non medico, dal 38.6% al 43.3%) che fanno della Campania, come delle restanti regioni meridionali, una regione SOLO APPARENTEMENTE virtuosa.Questo è, sommariamente, il quadro desolante dell’IVG in Campania. Un quadro catastrofico su cui si abbatte il macigno della recente delibera sul seppellimento dei feti che è un nonsenso giuridico e logico se solo si considerano le statistiche ministeriali (“l’80.5% delle IVG viene effettuato entro la decima settimana gestazionale”, “Rispetto all’aborto effettuato dopo i 90 giorni, si osserva che la percentuale di IVG è stata complessivamente nel 2008 del 3.0% (era del 2.8% nel 2007). La percentuale di IVG tra 13 e 20 settimane è stata del 2.3%; quella dopo 21 settimane è stata dello 0.7%, invariata rispetto agli ultimi anni”). Sono certo che nessuna donna che abbia fatto ricorso ad IVG desideri perpetuare lo strazio ritualizzando, con un funerale addirittura, il dramma che ha vissuto. Per le altre donne, la legge del 1990 garantisce un adeguato accompagnamento all’elaborazione del lutto.Eppure una logica è possibile rinvenire, nella delibera di marzo.

Ed è una logica sconcertante! In Campania si sta, in questi giorni, ultimando il percorso accidentato dell’accreditamento istituzionale (=convenzionamento) delle strutture private: i termini per la presentazione delle domande sono scaduti il 1° di aprile. Il business “ufficiale” (al netto, cioè, degli aborti clandestini) dell’IVG in Campania valeva, nel 2008, per lo meno quindici milioni. Se compariamo questo valore con i dati ufficiali 2008 del ministero, ci rendiamo conto che, in Campania, i privati convenzionati si spartivano già allora una fetta considerevole che ammontava almeno a quattro milioni. Non disponiamo di dati più aggiornati ma tutto lascia supporre che i numeri siano enormemente amplificati: perchè l’inefficienza delle strutture pubbliche nella nostra regione è drammaticamente aumentata ed è sotto gli occhi di tutti, per cui è ipotizzabile che molti più servizi, specie relativi all’IVG, siano “migrati” fuori regione e/o verso le strutture convenzionate.

La riprova di quanto questo dubbio (che sia in atto un processo intenzionale e doloso di smantellamento della Sanità Pubblica in Campania) sia fondato e ragionevole è tutta nel già citato passaggio della delibera della Giunta Regionale n. 108 del 20/03/2012 che individua come suoi UNICI destinatari “i Direttori Generali delle AA.SS.LL., delle Aziende Ospedaliere, anche Universitarie, nonché degli I.R.C.C.S”. In essa non è possibile rinvenire nessun riferimento alle strutture private convenzionate in cui, pure, viene praticato circa un terzo delle IVG “ufficiali”!I Direttori Generali chiamati in causa devono, a questo punto, far valere responsabilmente le loro ragioni, denunciando, insieme e al fianco dei pochissimi operatori sanitari non obiettori, il clima di intimidazione e di discredito artatamente creato nelle stanze dei bottoni di Santa Lucia. A salvaguardia di meri interessi economici e clientelari spacciati per difesa della dignità e della vita umane! Gli ordini dei medici di ciascuna provincia campana devono avviare al proprio interno un’approfondita riflessione sul futuro della Sanità Pubblica, a difesa dell’autonomia della professione medica. Le cittadine e i cittadini campani devono far sentire la propria voce a tutela del diritto costituzionale alla salute e all’autodeterminazione che nessun putsch affaristico-consortile potrà mai mettere in discussione. Al bioeticista non confessionale spetta l’ingrato compito di analizzare situazioni assai complesse e spinose laddove il “male” si mimetizza spesso dietro il belletto del “bene”… “pro-life” e così sia!

 

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