LA CONSULTA DI NAPOLI INFORMA (2)

Obiezione di coscienza e conflitto fra diritti

di Piero Di Blasio-  Consulta di Bioetica campana.

Il dibattito bioetico nella nostra regione, durante le scorse settimane, è stato, giustamente, monopolizzato dalla delibera di giunta regionale sul seppellimento dei feti. Sono, perciò, passate in secondo piano alcune delle tematiche che hanno movimentato quello nazionale. E’ necessario, tuttavia, ritornare sull’ennesimo stratagemma dei bio-conservatori che se ne inventano di tutti i colori per imporre in ogni modo la loro visione etica a tutto il Paese: la costituzione di un sedicente “fronte bipartisan” (l’unico esponente di “sinistra” ad aver sottoscritto il documento parlamentare presentato da un gruppuscolo di appena dieci deputati è il solito noto Giuseppe Fioroni) che intende difendere il “diritto” all’obiezione di coscienza dei medici e degli operatori sanitari, specialmente in relazione ai contenuti del testamento biologico. Ancora non abbiamo una legge sulle DAT e già si vuole demolirla, invocando un tale, sacrosanto diritto…  Come si è già fatto per la 194.
La solita deputata ex-PD (ora UDC) Binetti Paola, dalle pagine del solito “Scienza e Vita”, si lancia in un’appassionata filippica in difesa dei diritti e dell’autonomia dei medici, travisando lo spirito di una raccomandazione del Consiglio d’Europa. Le sue argomentazioni sembrano ineccepibili; eppure, ad un’analisi più attenta, rivelano tutti i propri limiti: “Per salvare l’autodeterminazione del paziente si scivola verso l’etero-direzione del medico, si accentua la libertà del primo a scapito della responsabilità del secondo: si mette in discussione il suo diritto alla obiezione di coscienza”.E’ giustissimo: il medico, al pari di qualsiasi altro cittadino italiano, è titolare di diritti sacrosanti, sanciti dalla costituzione e dalla legge.

Ma quello che troppo spesso si vuole ignorare è collocato tutto sul terreno dell’etica e della bioetica: cosa accade, nel nostro Paese, quando due diritti, sacrosanti entrambi, entrano in conflitto fra loro? Nel potenziale e tutto teorico conflitto fra i diritti del medico e quelli del paziente, quale diritto deve prevalere?

Quello del medico (che ha scelto coscientemente la propria professione, con tutte le luci e le ombre del caso) o quello del paziente/cittadino che, di certo, non ha “scelto” di ammalarsi?Io non ho dubbi: fra l’autonomia del medico e quella del paziente, quest’ultima viene SEMPRE prima, dando per scontato che consenso informato e alleanza terapeutica siano condizione sine qua non qualsiasi atto medico è illegittimo. Molti medici utilizzano il cavallo di troia della propria autonomia per contravvenire ai principi basilari dell’etica medica stessa. Ma molti altri ne sono vittime più o meno consapevoli; più o meno rassegnate, per esempio nella cosiddetta “medicina difensiva”.No, io, da medico e bioeticista, pongo quotidianamente auto-limitazioni alla mia autonomia in vista di una medicina “patient-centered”. Il mio slogan è: “il cittadino prima di tutto”.

Se desiderassi esprimere tutta la mia autonomia farei, chessò, il pittore o lo scrittore o l’attore. Non il medico!Eppure sono stato un obiettore di coscienza della prima ora. Quando rifiutare la leva, allora obbligatoria, significava finire davanti a un tribunale militare e subire una dura condanna da scontare nel carcere militare di Gaeta. Per questo posso essere d’accordo con la Binetti quando afferma che “il diritto alla obiezione di coscienza non può essere in nessun modo ‘bilanciato’ con altri diritti, in quanto rappresenta il simbolo, oltre che il diritto umano, della libertà nei confronti degli Stati e delle decisioni ingiuste e totalitarie”. Ma l’affermazione non è applicabile all’obiezione di coscienza del medico che, coscientemente e in piena libertà, sceglie di svolgere una professione che, in se’ stessa, implica la necessità di dover scegliere, QUOTIDIANAMENTE, fra opzioni etiche assai rilevanti.

Se non se la sente. il medico è libero di svolgere un’altra professione. O di andare a lavorare in un ospedale cattolico: se sceglie di lavorare in una struttura pubblica, deve, in primo luogo, accettare di essere tollerante, laico e al servizio di cittadini la cui morale post-moderna è, inevitabilmente, multicentrica. A mio parere, nel caso delle DAT, l’obiezione di coscienza è inammissibile e intollerabile, in quanto contraddice palesemente i fondamenti dell’etica medica (beneficenza, non malevolenza, autonomia e giustizia); riguardo ad altri ambiti (per esempio, l’aborto) è, oggi, anacronistica: se l’obiezione di coscienza aveva un senso all’indomani dell’emanazione della 194, oggi a distanza di 35 anni, è un bubbone purulento che discredita l’intera classe medica. O uno strumento di negazione della stessa autonomia medica.

Riflettiamoci un po’. A 35 anni dalla promulgazione della 194, gran parte dei ginecologi “ancien régime” dovrebbe essere pensionata; i nuovi specialisti avranno sicuramente appreso, nel corso degli studi specialistici, che il ginecologo post-194 è chiamato anche ad effettuare aborti. Non può dire di non sapere che, fra i suoi compiti professionali, è contemplato anche l’aborto! Se è contrario, si specializzi, chessò, in odontoiatria! O in otorinolaringoiatria! Oppure, faccia il pittore! Chi lo obbliga?Dove risiede, in tutto ciò, il millantato diritto del medico ad obiettare? Quello all’obiezione, per costoro, è un diritto rientrante fra quelli invocati in mala fede dalla Binetti? O ci troviamo di fronte, piuttosto, a un colpevole, abominevole abuso da parte di un medico irresponsabile? E, se un tale malinteso “diritto” ha diritto di cittadinanza in sanità pubblica (e, di sicuro, non ne ha!), che ne è del diritto all’autodeterminazione della cittadina che si vede costantemente negato l’esercizio del sacrosanto -questo sì- diritto all’autonomia?Non credo affatto che al medico competa un siffatto diritto.

Il medico o sceglie la sua mission coerentemente (=l’alleanza terapeutica) oppure cambi mestiere! Al medico non può essere consentito di “obiettare”! Non credo neanche al “ravvedimento” di settantuno ginecologi e mezzo su cento, che hanno optato per l’obiezione di coscienza; non posso ritenere credibile il dato ministeriale che “nel 2008 si evince un ulteriore aumento generale dell’obiezione di coscienza già presente negli ultimi anni. A livello nazionale, per i ginecologi si passa dal 58.7% del 2005, al 69.2% del 2006, al 70.5% del 2007 e al 71.5% del 2008”. Che vuol dire? Che 13 ginecologi su 100 che praticavano l’aborto nel 2005, si sono pentiti e sono rinsaviti? Non credo in un simile rinsavimento: credo, piuttosto, che esso sia il frutto di un’indebita pressione, materiale e psicologica, con un corollario di discredito, stigmatizzazione e mobbing che assottiglia sempre più le fila di quei medici che ancora agiscono in scienza e coscienza.Questo è lo stratagemma vincente adottato da Binetti & Co.

Questo è l’identico stratagemma che la giunta Caldoro vuole adottare in Campania riguardo al seppellimento dei prodotti del concepimento: spingere forzosamente il medico ad obiettare, in nome della tutela di un diritto (quello all’obiezione) che, di fatto, non esiste!

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