L’appello alla coscienza nelle questioni bioetiche: una critica

di EUGENIO LECALDANO

La società italiana, la bioetica e gli appelli alla «coscienza morale»
Uno dei dibattiti che negli ultimi vent’anni ha maggiormente attraversato la discussione pubblica è stato quello sulle questioni della bioetica. La società italiana si è confrontata spesso con problemi morali che avevano a che fare con le nuove situazioni in cui ci si curava, si faceva nascere la propria prole, si finiva la propria esistenza morendo. Si è dovuto prendere posizione nei confronti
di pratiche prima non esistenti e che erano il frutto degli sviluppi della ricerca scientifica e delle applicazioni che di volta in volta se ne erano fatte con la medicina. Casi esemplari sono tutte le discussioni: sui trapianti e sull’uso dei test e in genere dei ritrovati della ricerca genetica e farmacologica per quanto riguarda la cura e la prevenzione; sulle diverse pratiche di procreazione
assistita ed in particolare le forme della fecondazione in vitro con il ricorso o meno alla diagnosi preimpianto; sulle cure ricavate da ricerche genetiche sviluppate attraverso una sperimentazione sulle cellule somatiche o embrionali; sui modi in cui avvicinarsi alla fine della vita tenuto conto del grande aiuto per la sopravvivenza dato da tutta una serie di strumenti vicarianti (per le attività
cardiache, di respirazione, di alimentazione e idratazione) e della presenza sempre più ampia di persone in stato vegetativo permanente (Borsellino, 2009; Magni, 2011; Mori, 2011; Romano, 2012).
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